Lara Bellardita - MioDottore.it
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Cosa succede quando ci emozioniamo guardando il cielo tramonto oppure il paesaggio che si apre sotto di noi lungo un sentiero in montagna? Alcuni ricercatori hanno cercato di dare una risposta scientifica a questa domanda e sono arrivati a definire questo tipo di emozione complessa con l’etichetta “timore reverenziale”.

Si tratta di un senso di meraviglia mista a soggezione che si prova generalmente davanti a panorami aperti e vasti (foreste, montagne, cascate e grattacieli per fare alcuni esempi). Le componenti sensazione di intenso piacere, sorpresa, senso di connessione mista a paura e incertezza. Si prova camminando in costa a una scogliera imponente, godendo di una vista bellissima e mozzafiato ma percependo al contempo anche il pericolo della situazione.

É la stessa emozione suscitata dal vedere la nascita di un bambino ma anche un’opera d’arte che tocca le nostre corde più profonde. Alcuni astronauti raccontano nel documentario “The Overview Effect” che la vista della Terra dallo Spazio suscita esattamente questo timore reverenziale. Le esperienze di meraviglia hanno come caratteristica comune la percezione di una dimensione di vastità che va oltre, trascende, il consueto quadro di riferimento dell’osservatore.

Una ricerca pubblicata nel 2019 fa sulla rivista Human Brain Mapping ha evidenziato cosa succede nel cervello quando le persone sperimentano questo senso di meraviglia. 

Ricercatori dell’Università di Amsterdam hanno usato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per scansionare il cervello di 32 partecipanti dai 18 ai 41 anni mentre guardavano tre diversi tipi di video della durata di 30 secondi. I video presentavano fenomenali fenomeni naturali (per esempio, panorami mozzafiato), animali divertenti (elefanti che giocano con pneumatici e palloni) e paesaggi neutri (immagini di un ruscello).

Le analisi delle fMRI hanno evidenziato che i partecipanti erano molto più coinvolti quando guardavano i video di fenomeni naturali e avevano meno la tendenza a divagare e pensare a se stessi di quando erano esposti ai video divertenti o neutri.

Questi risultati evidenziano che il timore reverenziale può bloccare il rimuginare sui propri problemi e sui fattori di stress quotidiani (attività spesso associata ad ansia e depressione)

e attivare invece emozioni positive che contribuiscono al benessere soggettivo.

Inoltre, questa emozione è associata alla propensione a dare meno importanza a se stessi e ad avere una prospettiva sociale più ampia. Ne consegue che stare a contatto con la natura, andare a vedere una mostra, sentire un concerto ha ricadute positive sulle relazioni interpersonali grazie a un maggior senso di connessione e a un aumento del comportamento prosociale (maggiore disponibilità ad aiutare chi si trova in una situazione di difficoltà). Come già succede in alcuni paesi, potrebbero diventare vere e proprie indicazioni terapeuticche per combattere stress e promuovere benessere a livello individuale e relazionale.

Non serve necessariamente un viaggio nel Gran Canyon o un’immersione nell’oceano per sperimentare il senso di meraviglia o timore reverenziale. Portare l’attenzione in maniera intenzionale sugli alberi camminando in un parco cittadino o ascoltare a occhi chiusi un brano di musica classica può far emergere quella sensazione di stupore e meraviglia e gli effetti positivi che ne derivano. La capacità di vedere il bello, di riconoscere l’armonia, anche nelle piccole cose della vita di tutti i giorni è una caratteristica specifica in alcune persone ma può comunque essere migliorata e “allenata” e diventare rimedio quotidiano a senso di fatica e stress. Un esercizio efficace è quello di andare alla ricerca nella routine quotidiana di qualcosa di inusuale o che stimola il senso estetico e scattare una foto per fermare il momento. Da ripetere una volta al giorno, per tre settimane, prima, dopo o durante i pasti.

Fonti:

van Elk, Arciniegas Gomez, van der Zwaag, et al. The neural correlates of the awe experience: Reduced default mode network activity during feelings of awe. Hum Brain Mapp. 2019; 40: 3561– 3574. 

Piff, Dietze, Feinberg, Stancato & Keltner, D. (2015). Awe, the small self, and prosocial behavior. Journal of Personality and Social Psychology, 108(6), 883–899

https://greatergood.berkeley.edu/video/item/why_awe_such_important_emotion