Lara Bellardita - MioDottore.it
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Le Feste sono finite e se nei giorni scorsi sono emersi i buoni propositi per il nuovo anno,  questo è il momento di mettere in pratica!

Spesso tali buoni propositi riguardano il prendersi cura di sé: mangiare meglio, fare attività fisica, tenere più in ordine la scrivania… Nel caso in cui serva qualche spunto, eccone uno: imparare a ballare!

Infatti, ballare è un modo piacevole e divertente di fare attività che può migliorare il livello di forma fisica e incoraggiare uno stile di vita più attivo. Inoltre, una revisione di studi pionieristici pubblicata sul British Medical Journal ha messo in evidenza che ballare migliora il tono dell’umore, induce una sensazione di rilassamento e facilita il coinvolgimento sociale e culturale. Il ballo è un’attività appagante sotto diversi punti di vista perché ha un impatto positivo sull’auto-stima e aumenta le possibilità di socializzazione. Con le parole di Sant’Agostino “Lodo la danza perché libera l’uomo dalla pesantezza delle cose e lega l’individuo alla comunità. Lodo la danza che richiede tutto, che favorisce salute e chiarezza di spirito, che eleva l’anima.” In altre parole, ballare è un modo per stare meglio, per conoscere meglio se stessi e gli altri e creare senso di appartenenza alla comunità.

Nel Regno Unito e in alcuni Paesi Scandinavi è probabile che presto i medici includeranno tra le loro prescrizioni cantare, suonare e naturalmente ballare. Il ministro britannico della Sanità ha lanciato una campagna che potrebbe presto consentire ai medici di prescrivere trattamenti terapeutici basati sull’arte per malattie quali demenza, psicosi, malattie polmonari e problemi di salute mentale. Diversi studi hanno dimostrato che il ballo rappresenta un’efficace forma di intervento e riabilitazione delle funzioni cognitive in malattie di tipo degenerativo come l’Alzheimer. Il ballo viene anche utilizzato come attività riabilitativa in persone affette dalla malattia di Parkinson perché aiuta a recuperare, seppur parzialmente, qualche forma di capacità motoria.

Questa strategia non convenzionale di promozione della salute, descritta dal governo britannico come “prescrizione sociale“, includerà quindi lezioni di danza e in particolare di ballo sociale (ballo liscio, danze latino-americane, danze swing, solo per citarne alcune forme).

Ecco quindi alcuni buoni motivi per intraprendere la strada del ballo!

Ballare fa bene al cuore (e al cervello), letteralmente e metaforicamente

La danza, come forma di espressione di sé, combina i benefici fisici dell’esercizio con benefici dal punto di vista psicosociale. Ballare consente di fare un esercizio fisico che determina una moderata attivazione del sistema cardiovascolare, quindi un’attività aerobica a basso/moderato impatto ma che comunque porta benefici a livello cardiovascolare. La danza può quindi essere un vero e proprio intervento per migliorare la funzione cardiorespiratoria. I risultati di uno studio pubblicato nel 2017 sulla rivista Frontiers in Aging Neuroscience suggeriscono che la combinazione di impegno fisico, cognitivo e sociale implicato nell’attività della danza può rallentare l’invecchiamento del cervello.

Sebbene la danza sia chiaramente una forma di esercizio fisico, presenta alcune caratteristiche distintive in primis perché è strettamente legata alla musica e poi perché più spesso richiede la presenza e la vicinanza fisica di un partner, o comunque di altre persone, rispetto alla maggior parte delle altre attività di esercizio.

Ballare in coppia determina un contatto fisico con l’altro, contatto che rappresenta uno tra i principali bisogni degli esseri umani. Il ballo sociale di coppia (tango, ballo liscio, Lindy Hop, Boogie Woogie) è quindi particolarmente catalizzatore di benessere emotivo. 

Frankie Manning – uno dei più grandi ballerini e coreografi delle danze swing e ambasciatore del Lindy Hop – diceva che un ballo è come tre minuti di storia d’amore.

L’interazione con l’altro, l’ascolto del partner di ballo e della musica è ogni volta, in ogni ballo, un’esperienza unica di comunicazione interpersonale. 

Il Lindy Hop è un ballo di coppia che si è sviluppato a partire dagli anni negli anni ‘30 negli Stati Uniti. Si balla sulla musica Jazz, nella sua caratteristica forma swingata. Benché le basi di questo ballo siano codificate (la presenza del triple step e di una figura base chiamata swing out, per esempio), il ballo è soprattutto improvvisato e prevede che leader e follower (tradizionalmente uomo e donna, ma non necessariamente) per poter ballare creino una condizione di ascolto reciproco e di espressione individuale e della coppia allo stesso tempo. L’usanza è quella di ballare con partner diversi, elemento che amplifica la possibilità di divertimento e di socializzazione. 

Questo tipo di ballo sta vivendo un momento di grande successo a livello mondiale ed è facile trovare nel web testimonianze entusiastiche di ballerini che si sono avvicinati al Lindy Hop (e più in generale alle danze swing). In un’intervista che ho fatto a una ballerina, alla domanda su cosa ha significato per lei iniziare a ballare la risposta è stata: “sono tanti gli aspetti positivi dell’aver iniziato un corso di ballo, tra cui l’aspetto sociale e socievole del gruppo, l’aver incontrato tante belle persone, alcune delle quali sono diventate mie amiche, l’apprezzare la musica swing… Ma condivido un altro aspetto che mi ha fatto particolarmente bene: più volte gli insegnanti mi hanno corretta nella postura nel ruolo di follower, per far sì che smettessi di guardare per terra, perché è una questione di equilibrio “fisico” durante il ballo o mentre si cammina per la strada, è perché è anche una questione di equilibrio “mentale” e di sicurezza della persona in sé. E così, ballando, credo, la mia autostima si è un po’ risollevata da un periodo che non era per nulla ad alti livelli.” Naturalmente imparare a ballare presenta anche qualche sfida con se stessi: gestire il contatto con l’altro, lasciarsi guidare o prendere la guida, superare la vergogna e la paura di sbagliare. Tuttavia, uscire dalla propria zona di comfort rappresenta un’occasione per crescere, per sviluppare consapevolezza di sé e far emergere risorse che magari erano nascoste. Ballando ci si allena quindi a sperimentare nuove emozioni, comportamenti e atteggiamenti nei confronti dell’altro e si acquisiscono nuove competenze emotive e relazionali.

La danza: essenza della relazione mente-corpo

Il ballo può essere considerato come quintessenza dell’interazione tra corpo e mente. 

Il neuroscienziato Antonio Damasio ha ben evidenziato “L’errore di Cartesio”, ovvero l’idea che mente e corpo viaggino su binari separati e paralleli. La sua ricerca ha messo in evidenza che il corpo, anche quando le parti del cervello deputate alla cognizione sono danneggiate, può essere una fonte di intelligibilità, inventiva e creatività e che le esperienze corporee sono i mattoncini per la costruzione della coscienza di sé. 

L’esperienza corporea della danza è universale, presente in ogni cultura del mondo e in ogni tempo. Danzare rappresenta un meccanismo di costruzione di un’identità insieme collettiva e individuale, come membri di una società formata da altri individui simili ma diversi. La danza è quindi uno strumento di costruzione di Sé e del proprio ruolo sociale.

Attraverso il movimento del corpo nello spazio e in relazione ad altre persone possiamo apprendere e crescere, ampliando competenze che hanno a che fare con la nostra vita sociale e relazionale quali flessibilità, equilibrio, connessione, agilità.

Nel ballo di coppia, per esempio, si impara ad ascoltare le indicazioni di chi guida e a riconoscere le proprie resistenze a farsi guidare o difficoltà a fare da guida all’altro.

L’antropologo Edward Hagen, ipotizza che la musica e la danza potrebbero essersi evolute come modo per gli individui di valutarsi reciprocamente prima di formare alleanze che vanno al di là dei legami di parentela: il fatto che un gruppo di persone riesca a ballare bene insieme può essere un indizio del funzionamento di una coalizione di più vasta portata.

Alcune ricerche mostrano che la danza potrebbe essersi evoluta come forma di adattamento proprio per la sua funzione di catalizzatore dei legami sociali. Ballare potrebbe aver avuto una funzione chiave nell’evoluzione della specie. Il sentire e prevedere i movimenti del partner instaura tra gli individui una reciprocità, un rispecchiamento, fisico ed emotivo. Il senso di appartenenza e di coesione sociale che deriva da questa reciprocità potrebbe avere avuto un valore per attività essenziali per la sopravvivenza come procurarsi il cibo o evitare i predatori. Il ballo, ancora oggi, contribuisce alla creazione del sentimento di far parte di qualcosa di più grande di se stessi. Forse non a caso, il ballo sta “tornando di moda” in un momento storico e culturale in cui molte delle comunicazioni sono mediate dalla tecnologia.

In sintesi, ballando si sviluppa conoscenza di sé – e si possono modificare – le proprie emozioni, i comportamenti e gli atteggiamenti verso gli altri. 

“Nulla è così necessario agli uomini come il ballo… Senza il ballo, un uomo non saprebbe far nulla… Quando un uomo ha commesso uno sbaglio nella propria condotta, sia negli affari di famiglia, sia nel governo di uno stato, sia nel comando di un esercito, non si dice sempre: “Il tale ha fatto un passo falso in un certo affare”? E fare un passo falso, da cosa deriva se non dall’ignoranza del ballo?” (Molière)

In conclusione, la danza è un’attività specificatamente umana che contiene in sé gli elementi del fare, dell’essere, del divenire e dell’appartenere e che può impattare in maniera positiva sul senso di benessere delle persone.

Fare perché implica apprendere concretamente passi, movimenti, esercizi; essere perché questi movimenti rappresentano emozioni, sensazioni, atteggiamenti e, a loro volta, le nostre emozioni e atteggiamenti sono influenzati dall’esperienza del corpo. Divenire quindi proprio perché ballare cambia qualcosa nel nostro modo di essere, di rapportarci a noi stessi e agli altri. Infine, ma non ultimo, l’appartenere, il far parte di un gruppo (quello del corso di ballo che si frequenta), di una comunità locale (perché andando a ballare si conoscono molte altre persone e si condividono momenti di festa e di aggregazione) e persino di una community internazionale.

La rassegna del British Medical Journal evidenzia che l’attuale conoscenza sugli effetti positivi del ballo sul benessere fisico, psicologico e sociale (come, perché, quando e con chi ballare) è ancora limitata. É necessario indagare ulteriormente e, come sempre quando si vuole misurare la qualità di vita, servono studi in grado di tenere conto della complessità e delle interazioni tra le varie componenti. Quello che è certo è che l’interesse per il ballo sta tornando a riemergere. Fino agli anni ’40 e ’50, il ballo sociale era tra le forme di intrattenimento e socializzazione più diffuse anche in Italia. Citando il grande ballerino Gene Kelly: “A quel tempo ballare era l’unico modo per abbracciare una donna. Ballare equivaleva al corteggiamento.” Dopo essere finito nel ripostiglio per molti anni, oggi la social dance è in crescita esponenziale, come testimoniato dal proliferare di associazioni e gruppi di appassionati e da fenomeni come la mazurka clandestina o i ritrovi di ballerini di danze swing nelle piazze di molte città italiane (Genova, Milano, Torino, Napoli tra le più attive). L’offerta per imparare a ballare è quindi ampia e varia. È importante affidarsi a insegnanti qualificati e certificati dalle Federazioni, professionisti con esperienza della disciplina e della didattica. 

Imparare a ballare può quindi avere molteplici effetti positivi sul benessere fisico e psicologico e comunque …. come cantava Luca Carboni … “imparare a ballare il tango” (o il liscio, il Lindy Hop…) “nella vita serve sempre!”

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Le Feste sono finite e se nei giorni scorsi sono emersi i buoni propositi per il nuovo anno,  questo è il momento di mettere in pratica!

Spesso tali buoni propositi riguardano il prendersi cura di sé: mangiare meglio, fare attività fisica, fare più strada a piedi… Nel caso in cui serva qualche spunto, eccone uno: imparare a ballare!

Infatti, ballare è un modo piacevole e divertente di fare attività che può migliorare il livello di forma fisica e incoraggiare uno stile di vita più attivo. Inoltre, una revisione di studi pionieristici pubblicata sul British Medical Journal ha messo in evidenza che ballare migliora il tono dell’umore, induce una sensazione di rilassamento e facilita il coinvolgimento sociale e culturale. Il ballo è un’attività appagante sotto diversi punti di vista perché ha un impatto positivo sull’auto-stima e aumenta le possibilità di socializzazione. Con le parole di Sant’Agostino “Lodo la danza perché libera l’uomo dalla pesantezza delle cose e lega l’individuo alla comunità. Lodo la danza che richiede tutto, che favorisce salute e chiarezza di spirito, che eleva l’anima.” In altre parole, ballare è un modo per stare meglio, per conoscere meglio se stessi e gli altri e creare senso di appartenenza alla comunità.

Nel Regno Unito e in alcuni Paesi Scandinavi è probabile che presto i medici includeranno tra le loro prescrizioni cantare, suonare e naturalmente ballare. Il ministro britannico della Sanità ha lanciato una campagna che potrebbe presto consentire ai medici di prescrivere trattamenti terapeutici basati sull’arte per malattie quali demenza, psicosi, malattie polmonari e problemi di salute mentale. Diversi studi hanno dimostrato che il ballo rappresenta un’efficace forma di intervento e riabilitazione delle funzioni cognitive in malattie di tipo degenerativo come l’Alzheimer. Il ballo viene anche utilizzato come attività riabilitativa in persone affette dalla malattia di Parkinson perché aiuta a recuperare, seppur parzialmente, la capacità motoria.

Questa strategia non convenzionale di promozione della salute, descritta dal governo britannico come “prescrizione sociale”, includerà quindi lezioni di danza e in particolare di ballo sociale (ballo liscio, danze latino-americane, danze swing, solo per citarne alcune forme).

Ecco quindi alcuni buoni motivi per intraprendere la strada del ballo!

Ballare fa bene al cuore (e al cervello), letteralmente e metaforicamente

La danza, come forma di espressione di sé, combina i benefici fisici dell’esercizio con benefici dal punto di vista psicosociale. Ballare consente di fare un esercizio fisico che determina una moderata attivazione del sistema cardiovascolare, quindi un’attività aerobica a basso/moderato impatto che porta benefici a livello cardiovascolare. La danza può quindi essere un vero e proprio intervento per migliorare la funzione cardiorespiratoria. I risultati di uno studio pubblicato nel 2017 sulla rivista Frontiers in Aging Neuroscience suggeriscono che la combinazione di impegno fisico, cognitivo e sociale implicato nell’attività della danza può rallentare l’invecchiamento del cervello.

Sebbene la danza sia chiaramente una forma di esercizio fisico, presenta alcune caratteristiche distintive in primis perché è strettamente legata alla musica e poi perché più spesso richiede la presenza e la vicinanza fisica di un partner, o comunque di altre persone, rispetto alla maggior parte delle altre attività di esercizio.

Ballare in coppia determina un contatto fisico con l’altro, contatto che rappresenta uno tra i principali bisogni degli esseri umani. Il ballo sociale di coppia (tango, ballo liscio, Lindy Hop, Boogie Woogie) è quindi particolarmente catalizzatore di benessere emotivo.

Frankie Manning – uno dei più grandi ballerini e coreografi delle danze swing e ambasciatore del Lindy Hop – diceva che un ballo è come tre minuti di storia d’amore. L’interazione con l’altro, l’ascolto del partner di ballo e della musica è ogni volta, in ogni ballo, un’esperienza unica di comunicazione interpersonale. Il Lindy Hop è un ballo di coppia che si è sviluppato a partire dagli anni negli anni ‘30 negli Stati Uniti. Si balla sulla musica Jazz, nella sua caratteristica forma swingata. Benché le basi di questo ballo siano codificate (la presenza del triple step e di una figura base chiamata swing out, per esempio), il ballo è soprattutto improvvisato e prevede che leader e follower (tradizionalmente uomo e donna, ma non necessariamente) per poter ballare creino una condizione di ascolto reciproco e di espressione individuale e della coppia allo stesso tempo. L’usanza è quella di ballare con partner diversi, elemento che amplifica la possibilità di divertimento e di socializzazione.

Questo tipo di ballo sta vivendo un momento di grande successo a livello mondiale ed è facile trovare nel web testimonianze entusiastiche di ballerini che si sono avvicinati al Lindy Hop (e più in generale alle danze swing). In un’intervista che ho fatto a una ballerina, alla domanda su cosa ha significato per lei iniziare a ballare la risposta è stata: “sono tanti gli aspetti positivi dell’aver iniziato un corso di ballo, tra cui l’aspetto sociale e socievole del gruppo, l’aver incontrato tante belle persone, alcune delle quali sono diventate mie amiche, l’apprezzare la musica swing… Ma condivido un altro aspetto che mi ha fatto particolarmente bene: più volte gli insegnanti mi hanno corretta nella postura nel ruolo di follower, per far sì che smettessi di guardare per terra, perché è una questione di equilibrio “fisico” durante il ballo o mentre si cammina per la strada, è perché è anche una questione di equilibrio “mentale” e di sicurezza della persona in sé. E così, ballando, credo, la mia autostima si è un po’ risollevata da un periodo che non era per nulla ad alti livelli.” Naturalmente imparare a ballare presenta anche qualche sfida con se stessi: gestire il contatto con l’altro, lasciarsi guidare o prendere la guida, superare la vergogna e la paura di sbagliare. Tuttavia, uscire dalla propria zona di comfort rappresenta un’occasione per crescere, per sviluppare consapevolezza di sé e far emergere risorse che magari erano nascoste. Ballando ci si allena quindi a sperimentare nuove emozioni, comportamenti e atteggiamenti nei confronti dell’altro e si acquisiscono nuove competenze emotive e relazionali.

La danza: essenza della relazione mente-corpo

Il ballo può essere considerato come quintessenza dell’interazione tra corpo e mente.

Il neuroscienziato Antonio Damasio ha ben evidenziato “L’errore di Cartesio”, ovvero l’idea che mente e corpo viaggino su binari separati e paralleli. La sua ricerca ha messo in evidenza che il corpo, anche quando le parti del cervello deputate alla cognizione sono danneggiate, può essere una fonte di intelligibilità, inventiva e creatività e che le esperienze corporee sono i mattoncini per la costruzione della coscienza di sé.

L’esperienza corporea della danza è universale, presente in ogni cultura del mondo e in ogni tempo. Danzare rappresenta un meccanismo di costruzione di un’identità insieme collettiva e individuale, come membri di una società formata da altri individui simili ma diversi. La danza è quindi uno strumento di costruzione di Sé e del proprio ruolo sociale. Attraverso il movimento del corpo nello spazio e in relazione ad altre persone possiamo apprendere e crescere, ampliando competenze che hanno a che fare con la nostra vita sociale e relazionale quali flessibilità, equilibrio, connessione, agilità. Nel ballo di coppia, per esempio, si impara ad ascoltare le indicazioni di chi guida e a riconoscere le proprie resistenze a farsi guidare o difficoltà a fare da guida all’altro. L’antropologo Edward Hagen, ipotizza che la musica e la danza potrebbero essersi evolute come modo per gli individui di valutarsi reciprocamente prima di formare alleanze che vanno al di là dei legami di parentela: il fatto che un gruppo di persone riesca a ballare bene insieme può essere un indizio del funzionamento di una coalizione di più vasta portata.

Alcune ricerche mostrano che la danza potrebbe essersi evoluta come forma di adattamento proprio per la sua funzione di catalizzatore dei legami sociali. Ballare potrebbe aver avuto una funzione chiave nell’evoluzione della specie. Il sentire e prevedere i movimenti del partner instaura tra gli individui una reciprocità, un rispecchiamento, fisico ed emotivo. Il senso di appartenenza e di coesione sociale che deriva da questa reciprocità potrebbe avere avuto un valore per attività essenziali per la sopravvivenza come procurarsi il cibo o evitare i predatori. Il ballo, ancora oggi, contribuisce alla creazione del sentimento di far parte di qualcosa di più grande di se stessi. Forse non a caso, il ballo sta “tornando di moda” in un momento storico e culturale in cui la maggior parte della comunicazione tra le persone è mediata dalla tecnologia.

In sintesi, ballando si sviluppa conoscenza di sé – e si possono modificare – le proprie emozioni, i comportamenti e gli atteggiamenti verso gli altri.

“Nulla è così necessario agli uomini come il ballo… Senza il ballo, un uomo non saprebbe far nulla… Quando un uomo ha commesso uno sbaglio nella propria condotta, sia negli affari di famiglia, sia nel governo di uno stato, sia nel comando di un esercito, non si dice sempre: “Il tale ha fatto un passo falso in un certo affare”? E fare un passo falso, da cosa deriva se non dall’ignoranza del ballo?” (Molière)

In conclusione, la danza è un’attività specificatamente umana che contiene in sé gli elementi del fare, dell’essere, del divenire e dell’appartenere e che può impattare in maniera positiva sul senso di benessere delle persone. Fare perché implica apprendere concretamente passi, movimenti, esercizi; essere perché questi movimenti rappresentano emozioni, sensazioni, atteggiamenti e, a loro volta, le nostre emozioni e atteggiamenti sono influenzati dall’esperienza del corpo. Divenire quindi proprio perché ballare cambia qualcosa nel nostro modo di essere, di rapportarci a noi stessi e agli altri. Infine, ma non ultimo, l’appartenere, il far parte di un gruppo (quello del corso di ballo che si frequenta), di una comunità locale (perché andando a ballare si conoscono molte altre persone e si condividono momenti di festa e di aggregazione) e persino di una community internazionale.

La rassegna del British Medical Journal evidenzia che l’attuale conoscenza sugli effetti positivi del ballo sul benessere fisico, psicologico e sociale (come, perché, quando e con chi ballare) è ancora limitata. É necessario indagare ulteriormente e, come sempre quando si vuole misurare la salute e la qualità di vita, servono studi in grado di tenere conto della complessità e delle interazioni tra le varie componenti. Quello che è certo è che l’interesse per il ballo sta tornando a riemergere. Fino agli anni ’40 e ’50, il ballo sociale era tra le forme di intrattenimento e socializzazione più diffuse anche in Italia. Citando il grande ballerino Gene Kelly: “A quel tempo ballare era l’unico modo per abbracciare una donna. Ballare equivaleva al corteggiamento.” Dopo essere finito nel ripostiglio per molti anni, oggi il ballo sociale è in crescita esponenziale, come testimoniato dal proliferare di associazioni e gruppi di appassionati e da fenomeni come la mazurka clandestina o i ritrovi di ballerini di danze swing nelle piazze di molte città italiane (Genova, Milano, Torino, Napoli tra le più attive). L’offerta per imparare a ballare è quindi ampia e varia. È importante affidarsi a insegnanti qualificati e certificati dalle Federazioni, professionisti con esperienza della disciplina e della didattica.

Imparare a ballare può quindi avere molteplici effetti positivi sul benessere fisico e psicologico e comunque …. come cantava Luca Carboni … “imparare a ballare il tango” (o il liscio, il Lindy Hop…) “nella vita serve sempre!”